Disabilità e odio sui social: perché raccontare queste storie è necessario

disabilità e odio

Questo pezzo nasce dal bisogno di fermarmi su un tema che sentivo necessario: la disabilità e l’odio sui social, e il modo in cui questi due elementi continuano a intrecciarsi dentro una narrazione mediatica della disabilità ancora profondamente sbilanciata. I social possono essere spazio di relazione, racconto di sé, possibilità. Ma troppo spesso diventano il luogo in cui riaffiorano pregiudizi sulla disabilità duri a morire.

La riflessione è partita da una domanda semplice, e per questo difficile: perché ci mette così a disagio vedere una persona con disabilità vivere una vita piena, visibile, non addomesticata?
Non la sofferenza, quella sappiamo riconoscerla.
Non la fragilità, quella ci rassicura.
Ma la serenità, l’autonomia, la normalità che non chiede il permesso. È lì che entrano in gioco gli stereotipi sulle persone con disabilità, quelli che pretendono un ruolo preciso e non ammettono deviazioni.

Raccontare la storia di Nadia Lauricella, nominata dal presidente Mattarella Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana significava, per me, attraversare questo corto circuito. Da un lato una presenza pubblica che rompe l’immaginario dominante, dall’altro una reazione violenta che prende forma in commenti offensivi, attacchi personali, vero e proprio hate speech legato alla disabilità, spesso normalizzato e giustificato come opinione.

Questo articolo non ha la pretesa di chiudere il discorso. Lascia aperte molte cose: quanto l’odio online nasca dalla paura di ciò che non controlliamo, quanto i pregiudizi sulla disabilità continuino a essere alimentati da una narrazione mediatica della disabilità semplificata e rassicurante, e quanta responsabilità abbiamo, come adulti, come famiglie, come comunità, nel contrastare davvero lo hate speech sulla disabilità, invece di limitarci a condannarlo a parole.

Leggi l’articolo completo su Repubblica👇🏻👇🏻👇🏻

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