Matrimonio di Dua Lipa, Palermo e il covo della mafia:  il titolo del Telegraph e il danno d’immagine che il tabloid, e non solo, arreca alla Sicilia 

matrimonio-dua-lipa-palermo-mafia

La bufera mediatica su Palermo e la Sicilia, scatenata dall’articolo del Telegraph che apostrofa la nostra terra, che ha ospitato pochi giorni fa, il matrimonio di Dua Lipa e Callum Turner, covo della mafia siciliana, mi ha risvegliato un’amara sensazione di déjà vu. È come se il tempo non fosse trascorso, e il pregiudizio affibbiato alla Sicilia e  ai siciliani rimanesse immutato. Questo episodio mi ha riportato alla mente un post che ho scritto nel 2017, animata da un’indignazione simile, seppur in un contesto differente.

Allora, era stato lo scrittore Roberto Saviano a suscitarla. Dopo un aggressione subita da un giornalista da parte del fratello di un componente di un clan a Ostia. in alcune sue dichiarazioni, aveva accostato la città laziale a luoghi come Corleone, Scampia, Casal di Principe e San Luca, così, nel post evidenziavo l’ingiustizia e l’umiliazione di un binomio consolidato: Corleone = mafia.

Questa associazione ignorava palesemente gli enormi sforzi e i sacrifici compiuti dalla comunità di Corleone per prendere le distanze dalla mafia, per riscattare il proprio nome e la propria identità. Mi chiedevo come si potessero esprimere giudizi così perentori e semplicistici senza una reale conoscenza della realtà attuale, dei cambiamenti in atto e dell’impegno quotidiano di persone che lavorano per un futuro migliore, libero da  criminalità organizzata e di riscatto.

La mia critica non era alla lotta alla criminalità organizzata, ovviamente, ma alla superficialità giornalistica e narrativa che, con sentenze inappellabili, rischia di vanificare ogni piccolo passo in avanti, generando scoramento. Sottolineavo che nessuno intende negare la storia della mafia in Sicilia o la sua esistenza, ma è fondamentale riconoscere che accanto a chi ha commesso crimini, c’è una vasta maggioranza di persone oneste che si è schierata contro di essa, stanca di essere ingiustamente etichettata. La mia conclusione allora, e oggi, è che la speranza non deve essere mai persa.

Quando lo stereotipo della mafia oscura la bellezza di Palermo e di Bagheria e le nozze di Dua Lipa

Ed è proprio questa sensazione di ingiustizia a riemergere potente dopo il matrimonio di Dua Lipa a Palermo. Quanto accaduto, con la risonanza globale di un colosso mediatico come il Telegraph, è l’ennesima riprova di quanto certi stereotipi sulla Sicilia e la mafia siano difficili da estirpare e quanto danno d’immagine possano ancora causare alla nostra terra.

Il coinvolgimento indiretto di un’artista internazionale come Dua Lipa in questo racconto distorto, a causa di un articolo che non esita a riproporre cliché radicati, è profondamente frustrante. Si è parlato di covo mafioso per descrivere un luogo che, pur avendo un passato, è parte integrante di una città in piena rinascita, pur con le sue difficoltà e i suoi inciampi. Palermo è una capitale culturale, che ospita eventi di richiamo, attrae turisti da tutto il mondo e investe incessantemente sul suo futuro.

Telegraph apostrofa la Sicilia “covo della mafia” e Renato Schifani chiede le scuse ufficiali del tabloid che corregge il titolo con “ex covo” 

Si tratta di un danno enorme, come giustamente rilevato dal presidente della Regione Schifani alle cui parole hanno fatto eco quelle del sindaco di Palermo Lagalla, ma è soprattutto un pugno nello stomaco per tutti coloro che, con dedizione e impegno, edificano ogni giorno una Sicilia diversa, libera da quell’immagine stereotipata. Questo episodio ci ricorda che la battaglia contro la criminalità organizzata non si vince solo nelle aule giudiziarie o per le strade, ma anche nelle parole, nelle narrazioni e nella capacità di presentare la realtà in tutta la sua complessa e sfaccettata verità.

Dobbiamo continuare, con voce ferma, la nostra opposizione al pregiudizio che semplifica e distorce, rivendicando la vera identità di un territorio e della sua gente. Perché la speranza, in questo costante cammino di riscatto, non deve e non può spegnersi mai e non può bastare la correzione del titolo da parte del quotidiano britannico dopo le critiche ricevute. Le parole non sono sempre leggere.

Il confronto è sempre utile. Ma perché sia davvero costruttivo, dovrebbe partire dai fatti e non dagli slogan. E proprio con questo spirito è nata la nuova sezione di questo blog: Opinioni non richieste. Qua, ogni tanto, pubblicherò le mie su argomenti che sento e mi ispirano riflessioni. Non verità assolute ma solo spunti per confrontarci e riflettere. Se vuoi leggerle, le trovi qui👇🏻👇🏻👇🏻

Io non so che voglia sia questa, ogni volta che torno in Sicilia, di volerla girare e girare, di percorrere ogni lato, ogni capo della costa, inoltrarmi all’interno, sostare in città e paesi, in villaggi e luoghi sperduti, rivedere vecchie persone, conoscerne nuove. Una voglia, una smania che non mi lascia star fermo in un posto. Non so. Ma sospetto sia questo una sorta d’addio, un volerla vedere e toccare prima che uno dei due sparisca.

Vincenzo Consolo

Mi auguro di averti dato dei consigli utili. Se questo articolo ti è piaciuto condividilo cliccando uno dei bottoni qui sotto o inviane il link ad un’amica o un amico cui potrebbe interessare. E se, invece, non vuoi perdere nessun articolo puoi iscriverti alla BlogLetter gratuita. In questo modo contribuirai anche a far crescere questo blog e il mio progetto. Grazie.

Continua a seguirmi...

Iscriviti alla newsletter

Iscrizione newsletter

...e condividi questo articolo sui tuoi social:

Lascia un commento

Your email address will not be published.

You may use these <abbr title="HyperText Markup Language">html</abbr> tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

*