Ti è mai capitato di leggere un libro e pensare: questa protagonista è insopportabile ma non potere fare a meno di penare alla sa storia? A me succede spesso.
E quasi mai con donne perfette ma con personaggi femminili complessi. Accade con quelli impulsivi, incoerenti, fragili. Con quelli che prendono decisioni discutibili. Quelli che vorresti scuotere a ogni capitolo e che, proprio per questo, sono personaggi che sembrano veri. Forse perché i personaggi letterari famosi che ci restano davvero dentro non sono quelli che fanno sempre la cosa giusta. Sono quelli che sbagliano come facciamo noi. Male, a volte malissimo.
E in un mondo in cui ci sentiamo continuamente spinte a essere corrette, equilibrate, gentili, coerenti, incontrare personaggi imperfetti nei libri può perfino diventare liberatorio.
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TogglePerché oggi abbiamo bisogno di personaggi letterari più umani che perfetti
Per tanto tempo la narrativa, soprattutto quella rivolta alle donne, ha proposto protagoniste costruite per essere ammirate. Forti ma non aggressive. Sensibili ma non troppo vulnerabili. Ambiziose, però senza disturbare nessuno. Il problema? La perfezione spesso crea distanza, chi legge si sente a casa quando incontra personaggi dei libri in cui riconoscersi.
I romanzi con personaggi realistici e uman funzionano invece perché lasciano spazio alle contraddizioni. E le contraddizioni sono profondamente umane. Nella vita reale nessuno è coerente tutto il tempo. Nessuna di noi affronta ogni situazione con lucidità impeccabile. A volte diciamo la cosa sbagliata. Restiamo dove dovremmo andarcene. Ci sabotiamo. Abbiamo paura di sembrare troppo o troppo poco.
Ecco perché i personaggi sbagliati ci piacciono e ci colpiscono così tanto: perché non cercano di essere un modello. Esistono e basta, come accade ogni giorno a ognuno di noi.
I personaggi impeccabili funzionano davvero?
Ci sono libri tecnicamente perfetti che dimentico dopo pochi giorni. E poi ci sono personaggi che mi hanno irritata profondamente ma che non posso dimenticare. Emma Bovary di Flaubert è una di loro.
Emma è egoista, ingenua, ossessionata dall’idea di una vita diversa. Eppure è difficile leggerla senza provare almeno un momento di riconoscimento. Perché chi non ha mai desiderato che la propria vita fosse altrove? Più intensa. Più bella. Più piena.
Lo stesso succede con Daisy Buchanan ne Il grande Gatsby di Fitzgerald Superficiale, privilegiata, spesso irritante. Però dietro quella superficialità si intravede qualcosa di molto umano: la paura di affrontare davvero sé stessa.
I personaggi della letteratura che ricordiamo più facilmente sono spesso quelli che non sappiamo giudicare fino in fondo.
Alcuni dei personaggi letterari famosi più contraddittori e realistici da Jane Eyre alle protagoniste di Jane Austen passando per Filumena e Modesta
I personaggi che ci irritano spesso sono quelli che ci somigliano di più. È una sensazione strana da ammettere.
Quando un personaggio ci fa arrabbiare, di solito non è solo perché lo troviamo ingiusto o incoerente. A volte è perché tocca qualcosa che riconosciamo. Magari un modo di reagire che abbiamo avuto anche noi. Una fragilità che proviamo a nascondere. Oppure un bisogno disperato di essere amate, viste, scelte.
I personaggi contraddittori nei romanzi ci mettono davanti a emozioni che nella vita reale tendiamo a smussare o a censurare.
Mary Crawford – Mansfield Park di Jane Austen

Mary è brillante, ironica, affascinante ma anche egoista e superficiale. Non è la classica eroina moralmente impeccabile.
Piace alle lettrici proprio perché sembra più vera dei personaggi perfetti: piena di fascino, difetti e ambiguità morali.
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Jane Eyre – Jane Eyre di Charlotte Brontë
Jane è indipendente, orgogliosa, sensibile e profondamente combattuta tra desiderio d’amore e bisogno di libertà.
È realistica perché non rinuncia mai completamente a sé stessa per essere amata. Le lettrici continuano ad amarla perché affronta dolore, umiliazioni e solitudine senza perdere la propria identità.
Filumena – Filumena Marturano di Eduardo De Filippo

Filumena è orgogliosa, intensa, manipolatrice ma anche profondamente materna. Combatte per il riconoscimento dei figli e della propria dignità.
Piace alle lettrici perché è piena di sfumature: forte e vulnerabile insieme. È realistica perché non è mai completamente “buona” o “cattiva”.
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Agnese – L’Agnese va a morire di Renata Viganò

Agnese è una donna semplice che durante la Resistenza scopre dentro di sé rabbia, coraggio e durezza inattesi.
È contraddittoria perché resta profondamente umana anche quando compie azioni estreme. Piace alle lettrici perché non nasce eroina: lo diventa lentamente, attraverso dolore e perdita.
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Esther Greenwood – La campana di vetro di Sylvia Plath
Esther è brillante ma profondamente smarrita. Cerca il proprio posto nel mondo mentre lotta contro depressione, aspettative sociali e paura del futuro.
Piace alle lettrici perché mostra la fragilità mentale senza romanticizzarla. È realistica nelle sue paure, nella stanchezza e nel sentirsi continuamente “fuori posto”.
Modesta – L’arte della gioia di Goliarda Sapienza
Modesta è ambiziosa, intelligente, manipolatrice e profondamente libera. Non vuole adattarsi al ruolo che la società ha deciso per lei e usa ogni mezzo possibile per costruirsi la vita che desidera.
Piace alle lettrici perché non cerca mai di essere piacevole. È contraddittoria perché alterna lucidità e spietatezza, desiderio d’amore e bisogno assoluto di indipendenza.
Lisbeth Salander – Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson

Lisbeth è geniale, fredda, rabbiosa e incapace di fidarsi davvero degli altri. Dietro la sua durezza nasconde però ferite profondissime.
È contraddittoria perché desidera connessione ma respinge chiunque provi ad avvicinarsi. Le lettrici la amano perché non cerca mai di addolcire sé stessa per risultare accettabile.
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Anna – Acciaio di Silvia Avallone
Anna è aggressiva, fragile, impulsiva e continuamente in cerca di conferme. Vive l’adolescenza oscillando tra rabbia e desiderio di essere amata.
È realistica perché mostra bene le contraddizioni emotive di tante ragazze: la paura di non valere abbastanza nascosta dietro provocazione e durezza.
Nora Seed – La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig

Nora vive schiacciata dai rimpianti e dal pensiero di aver sbagliato tutto. Attraverso vite alternative cerca di capire chi avrebbe potuto essere.
È realistica perché rappresenta una paura molto contemporanea: quella di non essere abbastanza e di aver preso le decisioni sbagliate. Piace perché mostra vulnerabilità senza filtri.
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Viola – Niente di vero di Veronica Raimo
Viola racconta se stessa con ironia e sarcasmo, ma dietro quella leggerezza nasconde disagio, insicurezza e un forte bisogno di approvazione.
È realistica perché sembra una persona vera: incoerente, vulnerabile, a volte persino inaffidabile nel modo di raccontarsi. Le lettrici si riconoscono nel suo caos emotivo e familiare.
Perché ci affezioniamo ai personaggi imperfetti
Ci affezioniamo ai personaggi imperfetti perché non ci fanno sentire giudicate.
Jo March di Piccole donne di Lousa May Alcott è amata da generazioni di lettrici non perché sia impeccabile, ma perché è arrabbiata, ambiziosa, impulsiva. Vuole scrivere. Vuole essere libera. Vuole essere presa sul serio in un mondo che si aspetta altro da lei.
Anche Lila Cerullo de L’amica geniale di Elena Ferrante funziona così. È brillante e crudele, generosa e feroce. A volte ferisce le persone che ama. Eppure sembra viva in un modo che pochi personaggi riescono ad avere.
Lo stesso vale per Marianne e Connell di Persone normali di Sally Rooney. Due personaggi incapaci di comunicare davvero ciò che provano. Frustranti? Assolutamente sì. Ma anche tremendamente realistici.
Perché la verità è che molte persone non sanno dire quello che sentono. E i libri che lo mostrano senza abbellirlo riescono a colpirci molto più a fondo. I personaggi di libri che sembrano più veri sono spesso quelli incapaci di esprimersi nel modo corretto. Come le persone reali, del resto.
Non vogliamo personaggi migliori, ma personaggi che ci capiscano
Forse i libri che amiamo davvero non sono quelli che ci insegnano come vivere. Sono quelli che riescono a guardarci nelle nostre incoerenze senza semplificarci. Quelli che ci ricordano che possiamo essere fragili e forti insieme. Generose e egoiste. Coraggiose e spaventate. I personaggi letterari che sembrano persone vere non ci fanno sentire migliori, ma viste e nn giudicate.
In sintesi
- I personaggi letterari famosi più memorabili sono spesso quelli più imperfetti.
- Le lettrici si riconoscono nei personaggi contraddittori perché sembrano umani.
- I personaggi realistici nei romanzi creano un legame emotivo più forte dei personaggi perfetti.
- Rabbia, fragilità e incoerenza rendono i personaggi più autentici.
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Senza contraddizione non c’è vita.
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