Elena di Troia e il film di Christopher Nolan: perché alcune leggende greche fanno ancora discutere

elena di troia

L’uscita di Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan tratto dall’Odissea di Omero, ha riacceso un dibattito che va ben oltre il cinema e gli adattamenti della mitologia greca. Prima ancora che il pubblico potesse vedere il film, una scelta di casting ha diviso spettatori, critici e studiosi: quella di affidare il ruolo di Elena di Troia a Lupita Nyong’o. Mentre alcuni hanno parlato di libertà artistica e rappresentazione, altri hanno sollevato dubbi sulla coerenza con l’ Odissea di Omero, le fonti classiche e con l’immaginario costruito attorno al personaggio nei secoli.

Intanto, le prime recensioni descrivono Odissea come una delle opere più ambiziose e acclamate della carriera di Nolan, dimostrando che il valore del film e il dibattito sulle sue scelte del cast, di Lupita Nyong’o Elena di Troia e non solo, possono convivere.

Il rapimento di Elena da parte di Paride durante la guerra di Troia, Christopher Nolan e Odissea: non mi interessano le polemiche

Non mi interessa schierarmi tra chi difende ogni reinterpretazione in nome della libertà artistica e chi, al contrario, rifiuta qualsiasi cambiamento rispetto ai classici.

Considero i retelling uno dei modi più affascinanti per dimostrare che una storia è ancora viva. Mi piacciono i libri che prendono un mito conosciuto e lo raccontano da una prospettiva diversa. È uno dei motivi per cui continuo a tornare alle leggende greche: ogni generazione riesce a trovare qualcosa di nuovo dentro gli stessi racconti.

Proprio per questo, però, credo che essere favorevoli ai retelling dei miti greci non significhi accettare qualsiasi scelta narrativa senza porsi delle domande.

Nel caso di Elena di Troia, ad esempio, faccio fatica a essere d’accordo. Non per una questione ideologica. E nemmeno perché penso che i personaggi debbano restare congelati nel tempo. Le fonti classiche, a partire dall’Odissea di Omero e dalla tradizione epica greca, descrivono Elena di Troia come una donna completamente diversa e, inoltre, in quell’epoca e in Grecia è poco credibile una regina nera.

Questi non sono dettagli marginali ma è parte integrante dell’identità narrativa del personaggio e dell’immaginario che la cultura occidentale ha costruito attorno a lei nel corso dei secoli. Per questo motivo, cambiare completamente quel tratto non mi sembra una semplice reinterpretazione. Mi sembra una scelta che rischia di allontanarsi dal mito invece di dialogare con esso.

Ma cosa fa discutere veramente?

Non il caso specifico, quindi Christopher, Nolan Odissea, il re di Sparta o se Elena era davvero bionda, ma la cosa più interessante sono le reazioni davanti al film. Perché ogni volta che qualcuno mette mano a Elena di Troia, la ad Achille, a Medea o a Ulisse, succede qualcosa che va oltre il libro, il film o la serie televisiva.

Succede che iniziamo a discutere del nostro rapporto con le storie. Ed è proprio questo che rende le leggende greche così straordinariamente attuali.

Elena, Paride, Menelao e non solo: le leggende greche non sono mai rimaste uguali

Quando pensiamo alla mitologia greca, spesso immaginiamo qualcosa di immobile ma non è così.. Le leggende greche sono sopravvissute proprio perché hanno continuato a trasformarsi. Prima attraverso la tradizione orale, poi con il teatro, la poesia, la letteratura, il cinema e oggi perfino con i retelling che affollano gli scaffali delle librerie.

Ogni epoca ha riscritto quei racconti.

Ogni autore ha trovato un modo diverso per raccontare Elena di Troia, Achille, Medea, Circe, Ulisse, Priamo, Teseo, Ermione,i Troiani o Afrodite e gli dei e le dee figli di Zeus. Ed è forse proprio questo il motivo per cui continuiamo a parlarne dopo quasi tremila anni. Perché non sono reperti archeologici. Sono storie che continuano a metterci in discussione.

Perché alcuni retelling della mitologia greca funzionano e altri no

Negli ultimi anni i retelling hanno conquistato sempre più spazio nelle librerie. Eppure, leggendo questi libri, non si ha mai la sensazione che vogliano cancellare il mito. Ci dialogano. Lo ampliano. A volte lo mettono persino in discussione, ma restano riconoscibili.

Ed è qui, secondo me, che si trova la differenza più importante.

Un retelling non deve essere una copia dell’originale. Se così fosse, non avrebbe motivo di esistere. La sua forza sta proprio nella capacità di porre domande nuove a una storia antica. Può dare voce a un personaggio rimasto in silenzio. Può ribaltare il punto di vista. Può evidenziare aspetti che il testo originario lasciava sullo sfondo.

Dovrebbe continuare a dialogare con il cuore del mito, però, e quando questo dialogo si interrompe, chi legge inizia ad avere la sensazione di non trovarsi più davanti a un retelling della mitologia greca, ma a una storia completamente diversa.

E non credo sia una reazione assurda.

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Elena, la guerra di Troia e l’Odissea di Nolan: Il punto di vista che arriva dalla Grecia

In Italia il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sul casting di Elena di Troia. In Grecia, invece, la discussione ha preso una direzione più ampia. Diversi giornali e commentatori hanno osservato che il problema non sarebbe soltanto la scelta dell’attrice chiamata a interpretare Elena, ma il fatto che un film tratto da uno dei testi fondativi della cultura greca non abbia coinvolto attori greci.

L’editoriale pubblicato da Greek City Times arriva a porre una domanda provocatoria. Hollywood accetterebbe un’epopea giapponese raccontata senza attori giapponesi, continuando a presentarla come un esempio di inclusione? Oppure un grande racconto storico africano senza interpreti legati all’eredità africana? Secondo il giornale, quando si parla della Grecia gli standard sembrano cambiare: la cultura greca viene celebrata come patrimonio universale, ma i Greci finiscono spesso ai margini della sua rappresentazione.

È una posizione che si può condividere oppure no. Personalmente la trovo interessante non tanto perché risolva la questione, ma perché la rende più complessa. La domanda non diventa più soltanto se Elena di Troia dovesse essere interpretata da un’attrice nera, ma un’altra più importante, forse: quando raccontiamo una cultura, quanto conta rappresentare anche il popolo da cui quella cultura nasce?

Un grande film può suscitare grandi discussioni

C’è infine un elemento che rende questa vicenda ancora più interessante.

Le prime reazioni della critica sono state entusiaste. Molti recensori descrivono Odissea come una delle opere più ambiziose della carriera di Christopher Nolan, un kolossal capace di coniugare spettacolo, profondità e fedeltà allo spirito epico di Omero. Alcuni lo hanno già definito uno dei migliori adattamenti cinematografici di un mito greco mai realizzati.

E questo, secondo me, dimostra una cosa importante. Discutere una scelta narrativa non significa bocciare un film. Così come apprezzare un’opera nel suo complesso non obbliga ad approvare ogni decisione del regista. Le due cose possono convivere. Anzi, forse sono proprio i grandi film e i grandi libri quelli che ci spingono a discutere di più. Perché non ci lasciano indifferenti. 

Forse non difendiamo il mito: difendiamo il nostro legame con il mito

C’è una cosa che noto spesso quando si parla di Elena di Troia, di adattamenti cinematografici o di retelling. Le discussioni sembrano riguardare la fedeltà storica, ma rappresentano qualcosa di più profondo perché finiscono per diventare parte della nostra memoria emotiva. Non sono soltanto personaggi. Sono immagini, ricordi, sensazioni.

Mi è capitato anche leggendo alcuni retelling della mitologia greca. All’inizio mi infastidivano. Avevo la sensazione che stessero tradendo qualcosa. Poi mi sono resa conto che quel fastidio non nasceva sempre dal libro. Nasceva dal fatto che qualcuno stava toccando l’idea che io mi ero costruita di quella storia. E credo che succeda a molti lettori. Quando un personaggio cambia, a volte non ci sentiamo semplicemente in disaccordo. Ci sentiamo quasi traditi.

Forse, allora, non stiamo difendendo il mito. Stiamo difendendo il nostro rapporto con quel mito.

Perché continuiamo a tornare a Elena di Troia

Se ci pensi, è curioso. Ogni anno arrivano migliaia di romanzi nuovi. Eppure continuiamo a riscrivere Elena di Troia. Continuiamo a raccontare Achille, a interrogarci su Medea., a seguire il viaggio di Ulisse nell’Odissea di Omero.

Perché? Perché i grandi personaggi della mitologia greca non parlano soltanto dell’antica Grecia. Parlano di desiderio, potere, gelosia, amore, vendetta, paura. Parlano di emozioni che, dopo quasi tremila anni, continuano ad appartenerci.

Lo studioso Joseph Campbell sosteneva che i miti sopravvivono perché raccontano strutture universali dell’esperienza umana. Non li ricordiamo soltanto per il loro valore storico, ma perché continuano a dirci qualcosa su noi stessi. Ed è forse questo il vero motivo per cui ogni nuovo retelling genera discussioni. Non stiamo parlando soltanto di personaggi. Stiamo parlando del significato che quei personaggi hanno assunto per noi.

Elena e la guerra, l’Odssea e i pretendenti: tre cose che questa polemica mi ha fatto capire

1. Amare i retelling non significa accettare qualsiasi reinterpretazione

Continuo a pensare che i retelling siano uno dei modi più belli per mantenere vivi i classici. Ma proprio perché li amo, credo che sia legittimo discuterne quando una scelta narrativa ci convince poco.

2. Si può criticare una scelta senza bocciare un’opera

Le prime recensioni di Odissea descrivono il film come una delle opere più riuscite di Christopher Nolan. Questo dimostra che il valore complessivo di un’opera e il giudizio su singole scelte possono convivere.

3. Le leggende greche continuano a parlarci perché continuano a cambiare

Se oggi discutiamo ancora di Elena di Troia, non è perché quei miti sono rimasti immobili. È perché ogni generazione sente il bisogno di rileggerli. E ogni rilettura ci costringe a fare una domanda nuova. Alla fine, credo che il punto non sia stabilire se il casting di Elena di Troia sia giusto o sbagliato. Su questo ognuno avrà la propria opinione.

La domanda che trovo davvero interessante è un’altra: quando una reinterpretazione smette di dialogare con il mito e inizia a raccontare una storia diversa?

Io non ho una risposta definitiva. So soltanto che continuerò a leggere retelling, perché penso che siano uno dei modi migliori per dimostrare che i classici sono vivi. Continuerò anche a criticarli quando sentirò che il dialogo con le fonti si è spezzato.

Perché amare una storia non significa accettare tutto ciò che viene fatto in suo nome. Significa prenderla sul serio. Ed è forse proprio questa la ragione per cui, dopo quasi tremila anni, Elena di Troia continua a farci discutere. Non perché appartenga al passato, ma perché continua a parlare del presente.

FAQ

Come viene descritta Elena di Troia da Omero?

Nei poemi omerici e nella successiva tradizione classica, Elena di Troia è descritta come una donna di straordinaria bellezza. Questo aspetto è diventato parte dell’immaginario costruito nei secoli attorno al personaggio.

Che cos’è un retelling?

Un retelling è una rilettura di una storia già esistente. Può cambiare il punto di vista, approfondire personaggi secondari o reinterpretare alcuni eventi, mantenendo però un dialogo con il testo originale.

Quali sono i migliori retelling della mitologia greca?

Tra i più apprezzati degli ultimi anni ci sono Circe e Il canto di Achille di Madeline Miller, oltre a Il canto di Calliope di Natalie Haynes, romanzi che reinterpretano i miti greci senza rinunciare al legame con le fonti classiche.

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Non è biasimo se i Troiani e i Greci dai begli schinieri soffrono a lungo dolori per una donna simile: terribilmente somiglia agli dei immortali nel viso.

Omero

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