Lo scrittore Erri De Luca è stato escluso dalla prolusione inaugurale del festival Salerno Letteratura dopo le sue dichiarazioni sul conflitto tra Israele e Palestina. Gli organizzatori hanno precisato che non si trattava di una censura, ma della scelta di non affidargli il momento simbolicamente più rappresentativo della manifestazione. La decisione ha acceso un dibattito che ha coinvolto scrittori, giornalisti e intellettuali, dividendo anche chi, fino a quel momento, sembrava condividere gli stessi principi sulla libertà di espressione.
Pochi giorni dopo, un’altra vicenda ha riportato al centro la stessa domanda: alcuni hanno chiesto di escludere lo scrittore israeliano Eshkol Nevo da un festival letterario per la sua nazionalità e per il contesto geopolitico in corso. Gli organizzatori hanno scelto di confermare la sua presenza, sostenendo che uno scrittore non possa essere identificato automaticamente con le scelte del governo del proprio Paese. Anche in questo caso, il dibattito è stato acceso.
E, degli ultimi giorni, è la polemica sulle parole offensive sul corpo di Michela Murgia che avrebbe pronunciato Michele Mari, neo vincitore del Premio Strega.
Sono episodi diversi. Eppure hanno qualcosa in comune. Ci costringono a chiederci dove finisca la persona e dove inizi l’opera.
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TogglePerché oggi questa domanda è diventata così urgente?
Fino a qualche decennio fa era più semplice leggere un libro senza sapere quasi nulla del suo autore. Si comprava un romanzo, lo si leggeva e, al massimo, si conoscevano poche informazioni biografiche riportate sulla quarta di copertina.
Oggi viviamo in un’epoca completamente diversa. Bastano pochi minuti per trovare vecchie interviste, post pubblicati sui social, dichiarazioni politiche, processi, testimonianze, fotografie, lettere private. La vita degli scrittori è diventata accessibile quanto le loro opere. Questo cambia inevitabilmente anche il nostro modo di leggere.
Entriamo in una storia portandoci dietro tutto quello che sappiamo di chi l’ha scritta. A volte riusciamo a mettere quelle informazioni tra parentesi. Altre volte è impossibile. Ed è qui che nasce il vero dilemma.
La letteratura è piena di casi difficili
Il rapporto tra opera e autore non è un problema nato con i social network. La storia della letteratura è attraversata da figure straordinarie che, fuori dalle pagine dei loro libri, hanno sostenuto idee discutibili o compiuto scelte che ancora oggi fanno discutere.
Pensiamo a Gabriele D’Annunzio.
È uno degli autori più importanti della letteratura italiana. Le sue innovazioni stilistiche hanno influenzato generazioni di scrittori. Allo stesso tempo, il suo nazionalismo, l’impresa di Fiume e il ruolo simbolico che ebbe nella cultura politica italiana continuano a suscitare interpretazioni contrastanti. C’è chi riesce a leggere Il piacere senza pensare all’uomo che lo ha scritto e chi, invece, considera impossibile ignorarne la biografia.
Il piacere

Il piacere è il primo romanzo di D’Annunzio e l’opera che ne consacra il successo nella letteratura italiana. Ambientato nella raffinata e mondana Roma umbertina, racconta la storia del conte Andrea Sperelli, aristocratico esteta, amante dell’arte, del lusso e della seduzione. Diviso tra Elena, simbolo della passione sensuale, e Maria, figura più pura e spirituale, il protagonista non riesce a trovare un equilibrio, schiacciato dalla propria inquietudine. Sperelli incarna il modello dell’eroe decadente: narcisista, instabile, sempre alla ricerca del piacere e della bellezza, ma incapace di colmare il proprio vuoto interiore. Attraverso questo personaggio, D’Annunzio riflette sull’estetismo, sulle ambizioni della borghesia di fine Ottocento e sulla crisi morale di un’intera epoca, segnata dall’apparenza e dall’insoddisfazione.
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Qualche decennio dopo troviamo Yukio Mishima, probabilmente uno dei più grandi scrittori giapponesi del Novecento.
La sua vita si concluse con un tentativo di colpo di Stato e con il suicidio rituale secondo la tradizione dei samurai. È possibile leggere Il padiglione d’oro prescindendo completamente da quella vicenda? Oppure sapere come è finita la sua storia cambia inevitabilmente il nostro sguardo sui suoi romanzi?
Il padiglione d’oro

Pubblicato nel 1958, Il padiglione d’oro di Yukio Mishima prende spunto da un fatto realmente accaduto nel 1950: l’incendio del celebre tempio Kinkakuji di Kyoto, appiccato da un giovane monaco balbuziente e con gravi deformità fisiche. Pur seguendo la cronaca, Mishima trasforma l’episodio in una profonda riflessione sul rapporto tra bellezza, ossessione e distruzione. Il protagonista, Mizoguchi, vive il fascino del Padiglione come un ideale irraggiungibile, alimentato dai traumi dell’infanzia e dalla sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale. L’incendio diventa così un gesto simbolico, attraverso cui tenta di liberarsi dal potere della bellezza assoluta. Il romanzo intreccia psicologia, filosofia buddista e memoria, interrogandosi sul significato della perfezione, dell’apparenza e della distruzione.
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Non esiste una risposta valida per tutti. Il punto non è lo scrittore o la scrittrice ma cosa vogliamo noi come lettori e lettrici, quanto siamo influenzati dal contesto dell’opera.
Ogni libro, in fondo, è un incontro tra due persone: chi lo ha scritto e chi lo legge, ma cosa succede quando scopriamo che quella prima persona ha sostenuto idee che rifiutiamo profondamente? È una domanda che diventa ancora più difficile quando le controversie non riguardano soltanto opinioni politiche, ma accuse molto più gravi.
Quando la biografia diventa impossibile da ignorare
Ci sono però casi in cui il confine tra autore e opera sembra molto più difficile da tracciare.
Uno di questi è quello di Marion Zimmer Bradley, autrice del celebre Le nebbie di Avalon. Dopo la sua morte emersero accuse gravissime di abusi all’interno della sua famiglia. Da allora molti lettori hanno smesso di acquistare i suoi libri, mentre altri hanno scelto di continuare a leggerli distinguendo il valore dell’opera dalle responsabilità della persona.
Le nebbie di Avalon

Il ciclo arturiano di Marion Zimmer Bradley comprende quattro romanzi: Le nebbie di Avalon, La Casa della Foresta (Le querce di Albion), La Signora di Avalon e La Sacerdotessa di Avalon. Attraverso questi libri, l’autrice reinterpreta il mito di Re Artù da una prospettiva originale, dando voce soprattutto alle figure femminili, in particolare Morgana. L’intera saga racconta la storia della leggendaria isola di Avalon, intrecciando fantasy, storia e spiritualità. Al centro del racconto emerge il conflitto tra l’antica religione celtica e l’affermazione del Cristianesimo, simbolo del passaggio da una società matriarcale a una patriarcale. Con personaggi complessi e una forte attenzione ai temi del potere, della fede, del destino e del ruolo delle donne, Marion Zimmer Bradley offre una delle più celebri riletture moderne delle leggende arturiane, trasformandole in una riflessione sulla trasformazione culturale e religiosa della Britannia antica. Dopo la morte dell’autrice, il ciclo è stato ampliato da Diana L. Paxson con altri romanzi basati su appunti lasciati da Bradley.
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È una scelta che non riguarda soltanto Bradley.
Nel 2024 il mondo della letteratura è stato scosso dalle rivelazioni della figlia della scrittrice canadese Alice Munro, Premio Nobel per la Letteratura. Andrea Robin Skinner ha raccontato di aver subito abusi sessuali da parte del patrigno quando era bambina e ha accusato la madre di non averla protetta adeguatamente dopo aver saputo dei fatti. Le sue parole hanno riaperto un dibattito che sembrava già noto, ma che ogni volta assume sfumature nuove: è possibile continuare ad ammirare una grande scrittrice quando emergono aspetti della sua vita che mettono profondamente in discussione il nostro giudizio morale?
Chi ti credi di essere?

Questa raccolta di racconti, costruita come un originale romanzo di formazione, segue la crescita di Rose dall’infanzia alla maturità. Attraverso dieci episodi raccontati in ordine cronologico, emerge il profondo legame con la matrigna Flo, figura severa ma decisiva nella costruzione della sua identità. Rose affronta un’infanzia difficile, un’adolescenza segnata da esperienze dolorose e una vita adulta fatta di amori, delusioni, maternità e continue ricerca di sé. La lettura diventa per lei un rifugio, mentre il desiderio di fuggire si scontra costantemente con la necessità di fare i conti con le proprie radici. Tornando infine nei luoghi dell’infanzia, ritrova in Flo il filo che unisce il suo passato e comprende il valore dei legami che hanno segnato la sua esistenza, anche quando sembravano solo fonte di sofferenza.
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Venti raccolte di racconti firmate da altrettante autrici di oggi e di ieri. Letture intense, emozionanti e brevi da leggere in poche ore.
Autore e opera: provocatore o intellettuale?
Poi c’è Michel Houellebecq.
Da oltre vent’anni divide lettori e critica. C’è chi considera i suoi romanzi una lucida fotografia delle paure dell’Occidente contemporaneo e chi, invece, ritiene che alcune sue dichiarazioni pubbliche e alcuni passaggi delle sue opere contribuiscano ad alimentare stereotipi e ostilità, soprattutto nei confronti dell’Islam. Ogni nuovo libro riaccende la stessa domanda: stiamo leggendo un narratore provocatorio o un intellettuale che legittima certe idee?
Sottomissione

A Parigi, in un futuro prossimo, vive François, studioso di Joris-Karl Huysmans, che ha scelto di dedicarsi alla carriera accademica. Perso ormai l’entusiasmo verso l’insegnamento, la sua vita procede su binari tranquilli, impermeabile ai grandi drammi della storia, scandita da avventure con le sue studentesse. Ma qualcosa intorno a lui sta cambiando. La Francia è in piena campagna elettorale. I tradizionali equilibri politici scricchiolano sotto il peso di nuove forze in gioco che minano il sistema consolidato. È un’implosione improvvisa e lenta come un brutto sogno, che accelera fino a travolgere anche François. Sottomissione è il romanzo più visionario e insieme realistico di Michel Houellebecq, capace di trascinare su un terreno ambiguo e sfuggente il lettore che, come il protagonista François, vedrà il mondo intorno a sé, improvvisamente e inesorabilmente, stravolgersi.
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Tre casi molto diversi. Tre domande diverse. Eppure una sola questione di fondo: quanto pesa la biografia quando iniziamo a leggere un libro?
Autore e opera, possiamo davvero separarli
Su questo tema non esiste un consenso, né tra i lettori né tra gli studiosi. Nel corso del Novecento il dibattito è stato affrontato anche dalla critica letteraria.
Roland Barthes, nel celebre saggio La morte dell’autore, sosteneva che il significato di un testo non dipende dalle intenzioni di chi lo ha scritto, ma nasce dall’incontro tra il testo e chi legge.
Umberto Eco, pur riconoscendo l’importanza dell’interpretazione del lettore, ricordava che ogni opera pone comunque dei limiti alle interpretazioni possibili.
Sono due prospettive diverse, ma entrambe ci aiutano a capire perché la questione sia così complessa. Nella pratica, però, mi sembra che oggi le posizioni siano soprattutto tre.
1. Separare completamente autore e opera
Per chi sostiene questa posizione, un libro comincia una nuova vita nel momento in cui viene pubblicato. Le idee politiche, gli errori o perfino i reati commessi dall’autore non cambiano il valore letterario dell’opera. Se così non fosse, dovremmo riscrivere gran parte della storia dell’arte, della musica e della letteratura. A mio parere, è una posizione coerente ma non deve andare oltre certi errori.
2. Smettere di leggere quell’autore
C’è chi, invece, decide consapevolmente di non acquistare più libri di uno scrittore dopo aver scoperto alcuni aspetti della sua vita. Non necessariamente perché ritenga che quei libri debbano essere censurati. Più semplicemente, perché non se la sente più di sostenerlo economicamente o simbolicamente. Una scelta che spesso è il risultato di un’esperienza personale, di una sensibilità o di una storia che nessuno dall’esterno può giudicare.
3. Leggere con maggiore consapevolezza
È la posizione che, personalmente, trovo più interessante. Non significa fare finta che la biografia non esista ma nemmeno lasciare che sia l’unico filtro attraverso cui guardare un’opera. Significa accettare la complessità: che un grande romanzo può essere stato scritto da una persona moralmente discutibile e riconoscere che conoscere quella biografia cambia inevitabilmente qualcosa anche dentro di noi. Cambia la nostra lettura e, secondo me forse è proprio questo il compito della letteratura: non offrirci risposte comode ma costringerci a convivere con domande difficili.
FAQ sulla cancel culture e sul rapporto tra autore e opera
Che cos’è la cancel culture?
Con l’espressione cancel culture si indica la tendenza a ritirare sostegno, visibilità o consenso a una persona pubblica dopo dichiarazioni o comportamenti considerati offensivi, discriminatori o moralmente inaccettabili. Può tradursi in un boicottaggio, nell’esclusione da eventi, nella richiesta di rimuovere un’opera oppure nella scelta individuale di non acquistare più i libri di un autore. Il problema è che sotto la stessa etichetta finiscono situazioni molto diverse. Criticare uno scrittore non significa necessariamente volerlo censurare. Allo stesso modo, scegliere di non leggerlo più non equivale a chiedere che i suoi libri scompaiano.
Quali sono alcuni esempi di cancel culture nella letteratura?
Uno dei casi più discussi riguarda J.K. Rowling, criticata per le sue dichiarazioni sull’identità di genere. Alcune hanno deciso di non acquistare più i suoi libri, mentre altre continuano a leggere la saga di Harry Potter separandola dalle posizioni dell’autrice. Un altro esempio riguarda la revisione o la rimozione di parole considerate offensive nelle nuove edizioni di alcuni classici come, per esempio, Via col vento o alcuni romanzi di Agatha Christie. In questi casi il dibattito non riguarda soltanto chi ha scritto il testo, ma anche il modo in cui un’opera viene adattata alla sensibilità contemporanea. Non sempre si parla di cancellazione vera e propria: spesso si tratta di rilettura critica, contestualizzazione o rifiuto personale.
È giusto smettere di leggere un autore dopo aver scoperto aspetti controversi della sua vita?
Non esiste una risposta valida per tutti. C’è chi riesce a distinguere il valore letterario di un’opera dalla condotta del suo autore e chi, invece, non se la sente più di leggere o sostenere economicamente quello scrittore. La scelta dipende dalla sensibilità personale, dal tipo di controversia e dal rapporto che ciascun lettore ha con la letteratura.
Autore e opera: continua la riflessione con il mio regalo
In questo articolo ho raccontato solo alcuni casi, ma il rapporto tra letteratura, biografia e giudizio morale è molto più ampio. Per approfondire, ho preparato la lista gratuita: 15 grandi romanzi che oggi forse verrebbero cancellati. Quando i loro autori e autrici sono controversi. Troverai quindici romanzi, il contesto in cui sono nati e le ragioni per cui i loro autori e le loro autrici continuano a far discutere.
Non è una lista di scrittori da assolvere o condannare ma un invito a leggere un libro senza rinunciare al pensiero critico, a conoscere il contesto e a costruirti un’opinione autonoma. Scarica gratuitamente l’elenco e scopri 15 grandi romanzi che oggi rischierebbero di essere letti soltanto attraverso la biografia di chi li ha scritti 👇🏻👇🏻👇🏻
Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, che odiano il loro lavoro e sono spaventati all’idea di perderlo: non c’è da stupirsi che le loro facce abbiano l’aspetto che hanno.
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