Faccio la giornalista e parlo di disabilità

giornalista

Quando racconto che faccio la giornalista, spesso, nel viso del mio interlocutore leggo una certa incredulità e sono sicura che nella mente di qualcuno balena la domanda, taciuta, “Ma come fai la giornalista se non puoi correre dietro alle notizie?“. Ho aggirato l’ostacolo.

Questa è una soluzione che adotto spesso quando me ne trovo uno davanti. Ho scelto di occuparmi di tutto ciò che potevo gestire da casa. Da vent’anni, quindi, faccio il mestiere più bello del mondo, secondo me, piegandolo alle mie esigenze. Dopo tante esperienze in varie testate online e cartacee, nel 2017 sono approdata a La Repubblica, edizione di Palermo, dove mi occupo di temi riguardanti la disabilità.

Non volevo scrivere di disabilità

Prima di iniziare la mia collaborazione con La Repubblica, avevo già scritto qualche articolo su disabilità e inclusione per il quotidiano, ma non pensavo di occuparmi sempre di questi temi. Quattro anni fa, poi, il mio capo (lui non vuole lo chiami così, ma io sono contenta che lo sia) mi ha proposto di curare una rubrica su questo sia sul quotidiano che in un blog. La rubrica si sarebbe chiamata (si chiama) Ci vuole abilità ed era stata pensata proprio per me. All’inizio ero dubbiosa, non volevo essere la giornalista che parlava di disabilità perché sono disabile io stessa e non desideravo che il mio lavoro prendesse spunto dalla mia condizione. Invece, mi sbagliavo. Racconto storie di ingiustizia, di dolore, ma anche di speranza e di soluzioni trovate dopo anni di battaglie. Sono felice quando riesco a dare voce a chi, spesso ignorato dalle Istituzioni, si ritrova ad affrontare situazioni che nessuno dovrebbe vivere. Come persona con disabilità e come giornalista sono orgogliosa quando divento parte della soluzione dei problemi di chi mi scrive. Mi raccontano le loro storie, sperando che una giornalista e un giornale possano fare più delle leggi sulla disabilità che ci sono, ma che a volte non sono applicate.

Come faccio la giornalista?

Credo che per fare bene questo mestiere sia fondamentale essere sensibili ed empatici con chi si fida e si affida a te. Questo non dipende dal fatto che io viva la condizione di disabilità, ma sono qualità che si hanno indipendentemente da questo. Negli anni ho cercato di mettermi sempre nei panni delle persone di cui ho scritto. A poco a poco il mio nome e il mio lavoro sono diventati noti e apprezzati e, quindi, ad aiutarmi a trovare le notizie, ora, sono gli altri, che mi contattano per parlare di ciò che accade loro. Inoltre, per una giornalista con una disabilità motoria come la mia, ma non solo per me, internet è un’importante risorsa. Sul web ho costruito la mia rete di contatti e conoscenze, ho acquisito competenze che mi sono servite nel mio lavoro. Ho scoperto occasioni e possibilità che non credevo potessero esserci, per chi per scrivere non può usare neanche le mani, ma solo gli occhi, come faccio io.

Se vuoi raccontarmi la tua storia scrivimi.

“Quando ci si trova davanti un ostacolo, la linea più breve tra i due punti può essere una linea curva.”

Bertolt Brecht

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