Guadalupe Nettel racconta la maternità ne La figlia unica

La maternità in La figlia unica

“… a volte i figli arrivano senza averli pianificati […] come se qualcuno depositasse un uovo nel nostro nido”, è questo il tema de La figlia unica, ultimo romanzo di Guadalupe Nettel, scrittrice messicana che, confesso, non conoscevo. Come l’ho scoperta?

Mi sono imbattuta in un gruppo di lettori su Facebook che proponeva come lettura condivisa La figlia unica di Guadalupe Nettel. All’inizio ero un po’ scettica, ma mi piaceva l’idea di partecipare a un gruppo di lettura, un’esperienza che non avevo mai fatto e, così, l’ho acquistato. L’ho finito in pochissimi giorni e mi sono resa conto che questi gruppi sono una risorsa quando non sai cosa leggere. Scommetto che è capitato pure a te di non sapere quale libro scegliere e cercare spunti in rete o in libreria. Inoltre, sono una risorsa perché ti permettono di scoprire libri e autori interessanti che non avresti mai preso in considerazione. E’ quello che è accaduto a me: La figlia unica e Nettel mi hanno conquistata e, grazie a questo romanzo, ho guardato la maternità da un altro punto di vista.

La maternità vista da Guadalupe Nettel

La figlia unica è un romanzo sulla maternità permeabile, quella in cui “molte femmine di diverse specie si fanno carico dei piccoli delle altre”. Così, Laura, contraria alla convenzione sociale che il destino di una donna sia diventare madre, si prende cura di un bambino problematico, figlio della vicina. Marlene ama come se fosse sua figlia Inès, la piccola cui fa da bambinaia. Inès è la figlia di Alina ed Aurelio, una bambina che avrebbe dovuto morire dopo il parto per una malformazione cerebrale ma che, invece, resta attaccata alla vita. Diventa il centro dell’esistenza di tutti e tre, che decidono di vivere insieme per “condividere Inès”. Ne La figlia unica la maternità è questo: donne che curano i figli delle altre, come i piccioni che vivono sul balcone di Laura e nutrono il piccolo di un’altra madre che, appena nato, lo lascia nel nido di alti uccelli. Un’idea di maternità antica, quando a crescere i figli delle donne ricche erano quelle più povere.

La figlia unica, un libro non banale

Con uno stile diretto, asciutto e senza fronzoli, ciò che preferisco in un romanzo, Guadalupe Nettel tratta un tema importante e che, a volte, divide: chi è una madre? E’ solo quella che ti porta nove mesi in grembo o anche chi ti accudisce, al di là del legame di sangue? Per me la risposta è scontata: una madre è chi ti ama e si prende cura di te, non perché ti ha partorito, ma perché lo desidera.

Altri libri di Guadalupe Nettel sono i romanzi Il corpo in cui sono nata (2014) e Quando finisce l’inverno (2016) e le raccolte di racconti Bestiario sentimentale (2018) e Petali e altri racconti scomodi (2019). La scrittrice è considerata una delle più importanti della letteratura latinoamericana.

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Come al solito non ha domandato ‘Pensi di fare un figlio?’ ma “Quando lo farai?”. Mi sono presa qualche minuto per decidere come risponderle.

Guadalupe Nettel

copertina la figlia unica

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