Dopo di noi, i fondi non spesi in Sicilia: quando i diritti delle persone con disabilità restano sulla carta

dopo di noi

I fondi Dopo di noi in Sicilia sono stati restituiti allo Stato. Cinque milioni che avrebbero dovuto garantire autonomia e vita indipendente alle persone con disabilità quando la famiglia non potrà più esserci.

Ci sono notizie che non fanno rumore. Non aprono i telegiornali, non diventano terreno di scontro nei talk show. Eppure pesano. Pesano perché parlano di diritti rimasti sulla carta, di promesse trasformate in attese, di vite che restano sospese. Ho deciso di scrivere questo articolo partendo da una domanda semplice, quasi ostinata: cosa succede quando una legge esiste, i fondi ci sono, ma nulla cambia davvero nella vita delle persone? Non è la prima volta che mi interrogo sul divario tra norme e realtà, ma questa volta la distanza è sembrata troppo evidente per essere ignorata.

La riflessione nasce da un dato che dovrebbe bastare a farci fermare: risorse pubbliche pensate per costruire percorsi di autonomia per le persone con disabilità grave che tornano indietro. Non perché non servano. Ma perché non vengono utilizzate.

E allora la questione non è solo amministrativa. È politica. Ed è profondamente umana.

Che valore diamo davvero alla possibilità di immaginare un “dopo” quando la famiglia non potrà più esserci? Chi paga il prezzo dell’inerzia? Chi resta a vivere nell’ansia mentre i fondi restano fermi su un capitolo di bilancio?

Anche dopo aver scritto e pubblicato questo articolo, una parte resta inevitabilmente aperta. Perché le risposte ufficiali spesso si fermano alla superficie, mentre ciò che manca è una visione chiara e una responsabilità concreta. Questa non è una vicenda chiusa con una restituzione di fondi: riguarda il modo in cui intendiamo i diritti delle persone con disabilità.

Qui puoi leggere l’articolo completo su Repubblica 👇🏻👇🏻👇🏻

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