Donne disabili, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, voglio parlare di loro. Il femminicidio è un piaga per l’Italia, nell’ultimo anno sono state uccise centoventicinque donne, una ogni tre giorni. E prima di arrivare al gesto estremo moltissime vengono abusate, picchiate e discriminate. Tra queste ci sono anche le donne disabili.
Ragazze e donne senza diritti che non sono solo vittime incolpevoli della diversità di genere, ma anche della loro condizione fisica. I pochissimi dati relativi a queste donne sono allarmanti, ma lo è ancora di più il fatto che queste violenze passino sottosilenzio.

Mentre preparavo questo articolo ho cercato dei libri, non saggi, che parlassero di violenza sulle donne disabili e mi sono imbattuta nella storia terribile di Rosemary Kennedy, scritta da Marina Marazza e Simona Capodanno nel libro Niente lacrime per Rosemary. La drammatica storia della Kennedy dimenticata. Rosemary, sorella diTed, John e Robert, durante il parto ebbe un prolungato debito di ossigeno, che le causò diversi problemi relazionali, ma aveva una spiccata intelligenza e sensibilità. Quando aveva 23 anni, il padre la fece lobotomizzare, senza dirlo al resto della famiglia, per porre fine ai suoi sbalzi d’umore e alla sua condotta sessuale disinvolta. L’intervento la devastò nel corpo e nella psiche, visse come un vegetale per il resto della sua vita.
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Secondo i dati raccolti dall’ISTAT e dalla FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) alla fine del 2021, il 31% delle donne denuncia di aver subito nel corso della vita una qualche forma di violenza o in famiglia o sul lavoro. Ancora più crudeli i numeri riguardanti le ragazze e le donne con disabilità. Il 65% di loro ha subito violenza, ma solo il 37% denuncia.
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ToggleDonne disabili, perché non denunciano?
Le motivazioni sono tante e lascio la pagina a Silvia Lisena che, nel Gruppo Donne UILDM, si occupa di temi riguardanti la violenza sulle donne con disabilità. La Dottoressa Lisena, sostanzialmente, le riassume in:
- Paura di non essere credute e aiutate
- Formazione inadeguata degli operatori e inaccessibilità delle strutture
- Mancanza di misure politiche per arginare il fenomeno
Paura di non essere credute e aiutate
L’assenza di denunce da parte delle donne con disabilita deriva dalla paura di non essere credute e supportate abbastanza, per non parlare delle donne con disabilità intellettiva che subiscono violenza e i cui racconti non vengono spesso presi in considerazione. La violenza sulle donne con disabilità nasce dal concetto di donna mancata che le porta a percepire negativamente le proprie imperfezioni che non rendono lineare il loro percorso di crescita e di autodeterminazione all’interno della società. Ciò le induce a sviluppare un meccanismo quasi ossessivo di ricerca di qualcuno che le completi, con il rischio di cadere in relazioni abusive che possono sfociare in episodi di violenza.
Formazione inadeguata degli operatori e inaccessibilità delle strutture
Un altro motivo che impedisce alle donne disabili di rivolgersi alla giustizia è dato dal fatto che manca un’adeguata formazione rivolta ai medici, agli assistenti sociali e agli operatori dei centri antiviolenza che, spesso, si scoprono incapaci di accogliere le richieste di aiuto da parte delle donne con disabilità. Infine, manca proprio l’accessibilità a livello generale, dal numero 1522 alle strutture dei centri antiviolenza, case rifugio, stazioni di polizia e tribunali.
Mancanza di misure politiche per arginare il problema
Il tema della violenza sulle donne con disabilità è tanto presente quanto trascurato, quindi. A partire dal nostro sistema legislativo che, molto genericamente, parla di persone con disabilità senza distinguerne l’identità sessuale. L’articolo 6 della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (2006) riconosce che le donne con disabilità sono soggette a una discriminazione multipla, in quanto donne e in quanto disabili, e l’articolo 16 impegna i singoli Paesi ad attuare pratiche che arginino questo fenomeno. Il Secondo Manifesto sui diritti delle Donne e delle Ragazze con Disabilità nell’UE (2011) dedica un intero capitolo a questo tema. Tuttavia, nel 2016 l’Italia è stata richiamata dall’ONU perché priva di misure per contrastare la violenza. Mancano i dati specifici per offrire una panoramica della situazione, si pensi che la pratica della sterilizzazione forzata, considerata forma di violenza, spesso passa in sordina.
Chi sono gli aguzzini delle donne disabili
Gli aguzzini non sono solo partner uomini, ma anche donne o in generale caregiver oppure operatori sanitari e sociali. Bisogna attivarsi il prima possibile per divulgare politiche concrete che mostrino le donne con disabilità sotto un’altra luce, dando valore alla loro identità di persona con disabilità e di donna e cercando il dialogo con loro per organizzare insieme una lotta pacifica in difesa della libertà.
Silvia Lisena
Donne disabili: non siamo tutte uguali
Le donne con disabilità subiscono il doppio degli abusi di quelle normodotate, ma denunciano molto meno. Questo accade sia perché chi commette la violenza, spesso, è chi assiste la donna, sia in un contesto familiare che in uno di cura e di riabilitazione, ma anche perché da più parti c’è una scarsa formazione e preparazione, essenziale per accogliere e supportare le diverse specificità delle donne disabili. Manca, infatti la competenza per aiutare la donna cieca, sorda, con difficoltà motorie o con ritardo cognitivo verso cui l’approccio dei vari operatori e le modalità di intervento non possono essere gli stessi.
Donne disabili, quindi, le vittime più indifese delle violenze fisiche (60,3%) e psicologiche (77,3%). Se ne parla molto poco, ma i numeri spaventano e fanno orrore: si stimano almeno 1000 casi all’anno e nel 21% dei casi a commettere l’abuso è un familiare o un conoscente e nell’8% un assistente. E, questa volta, gli uomini malvagi sono in carne ed ossa e non sono personaggi della letteratura.
Ma non aspettarti la vita da un uomo. Per questo tante donne s’ingannano. Aspettala da te stessa.
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