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Francesco Trento: intervista su scrittura, metodo e Come si scrive una grande storia

francesco trento
Foto di Francesca Del Sette

Se ti interessano la scrittura, lo storytelling e il percorso di chi trasforma le idee in storie memorabili, sai già chi è Francesco Trento o ne hai sentito parlare.
Scrittore, sceneggiatore e docente di storytelling, negli anni ha lavorato tra narrativa, cinema e formazione, aiutando molti aspiranti autori e autrici a migliorare il proprio modo di raccontare. Tutto questo attraverso seminari in presenza, residenze di scrittura e Come si scrive una grande storia, la sua scuola di scrittura nata da un’idea avuta nel periodo della pandemia.

In questa conversazione con Francesco Trento abbiamo parlato di metodo, talento, errori comuni, scuole di scrittura e di cosa serve davvero oggi per costruire una storia che funzioni. Un’intervista dedicata a chi sogna di scrivere un libro e desidera iniziare a farlo con più consapevolezza e metodo, perché anche nella scrittura creativa si studia e si migliora.

L’intervista a Francesco Trento

La tua scuola nasce da un’idea forte: “Da ciascuno secondo le sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. In un mondo in cui formarsi spesso ha un costo alto, è una scelta controcorrente. Qual è stata la scintilla che ti ha portato a immaginare una “scuola solidale”? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che doveva esistere?

Io in realtà mettevo in pratica questo motto da tanti anni, quando giravo l’Italia con i miei seminari di scrittura. A chiunque non potesse permettersi di pagare aprivo sempre le porte in ogni caso, ho seguito tante persone che erano in difficoltà economiche e poi mi hanno dato delle grandi soddisfazioni (una è stata persino in dozzina al Premio Strega e oggi è una scrittrice di primo livello). Il momento di grande trasformazione è stato durante il Covid. Quando eravamo tutte e tutti a dare delle grandi testate contro il muro mi sono chiesto cosa potessi fare per aiutare le altre persone. Il pane non l’ho mai saputo fare quindi mi sono detto stai nel tuo, fai l’unica cosa che sei in grado di fare senza danni, insegna a scrivere meglio.

Quindi ho lanciato questa idea delle lezioni gratuite in cambio di donazioni. E in sei anni abbiamo generato donazioni per quasi 200.000 euro (quelle di cui ho traccia, perché probabilmente sono molte di più). Poi quando abbiamo ricominciato a tenere anche dei corsi a pagamento mi è sembrato subito importante chiarire che chi non poteva permettersi di pagare avrebbe avuto comunque la possibilità di studiare gratis o al prezzo che poteva permettersi.

Io detesto l’idea che una persona motivata a studiare debba rinunciare per motivi di censo. E penso che se le scuole di scrittura costano 15.000 euro all’anno poi ci troveremo con un gran numero di scrittori e scrittrici e sceneggiatori e sceneggiatrici che hanno quella disponibilità economica, quindi provengono necessariamente da una certa classe economica, e tenderanno a raccontare quel mondo lì. E quando proveranno, per esempio, a raccontare la working class, invece che scrivere un grande dramma o una grande commedia come accade in Inghilterra coi prodotti BBC scriveranno, mediamente, una cagata approssimativa in cui narrano un mondo di cui non hanno alcuna idea.

Per questo motivo, se una persona vuole seguire un nostro corso ma è in difficoltà economica, offriamo la possibilità di proporci una forma di pagamento alternativo, qualsiasi cosa non richieda la rinuncia a quel corso, ecco. Una delle cose che ci piace di più è scambiare ore di lezione con ore di volontariato. Se una persona non può pagare 500 euro, e magari ci dice senti, pago 5 rate da 60 perché è il massimo che posso fare, rimangono fuori che ne so, 20 ore di corso.

A quel punto diciamo senti, vai a regalare 20 ore ad Amnesty International, o a un’associazione che distribuisce pasti per i senzatetto, e noi ti diamo quelle 20 ore di lezione gratis. Oppure fai solo volontariato per l’intera cifra, se ne hai bisogno. Io tanto mi fido di quel che le persone mi dicono, non è che mi metta a controllare, e raramente me ne pento.

C’è ancora chi pensa che scrivere sia solo talento, qualcosa che o hai o non hai, e chi sostiene che i grandi scrittori e le grandi scrittrici del passato non abbiano studiato scrittura creativa. Allo stesso tempo, oggi chi inizia si trova immerso in un mare di corsi, manuali e consigli online. In questo scenario così confuso, qual è secondo te il vero valore della formazione? Cos’è che gli scettici non comprendono? E cosa si dovrebbe cercare davvero in una scuola di scrittura?

Guarda, spero che mi perdonerai l’autocitazione ma ne ho parlato nel mio libro L’arte di scrivere male (per poi scrivere meglio) e non saprei spiegarlo meglio di come ho fatto lì.
Chuck Palahniuk, il mitico autore di “Fight Club”, viene da un corso di scrittura, per fare un esempio. Il corso di Tom Spanbauer. E lo ringrazia sempre. Jennifer Egan, premio Pulitzer per la narrativa, ha fatto di tutto per frequentare le lezioni di scrittura di Philip Shultz, un docente della Columbia University che insegnava nel suo salotto a chi non era riuscito a entrare in quella università.

A. M. Homes, una delle più incredibili scrittrici del mondo, ha frequentato il corso di scrittura di Grace Paley, che ringrazia sempre con calore. Grace Paley, a sua volta, aveva imparato molto da un seminario del poeta inglese W. H. Auden.

E cosa fa oggi A. M. Homes, oltre a scrivere? Insegna scrittura alla Columbia University.

Amy Hempel, definita da Chuck Palahniuk “la dea degli scrittori”, ha studiato in un seminario con il mitico Gordon Lish, il famosissimo editor di Raymond Carver.

Kevin Wilson deve moltissimo ai corsi di Tony Early.

Però, è ovvio, di fronte al parere di abbacchio77 o irriverente71 è probabile che si sbaglino Egan, Palahniuk, Hempel e Homes.

Per rispondere alle altre domande, invece, io in un corso di scrittura cercherei soprattutto due cose: la competenza, che è fondamentale in un mercato in cui molte persone improvvisate, che spesso hanno zero esperienza del mondo editoriale, si ergono a guru della narrazione e infliggono costi impossibili ad allievi magari sprovveduti, e soprattutto la passione. Se cercate qualcuno che vi insegni qualcosa, l’obiettivo dev’essere trovare una persona a cui piaccia davvero insegnare, che lo faccia con piacere, con empatia, con lo scopo di aiutarvi a scrivere meglio ma anche a vivere meglio tutti quegli aspetti della scrittura che non hanno a che fare con la tecnica, per esempio la gestione del tempo, delle aspettative, il lavoro su di sé, il lavoro sulla propria forza di volontà e sulla gestione dei rifiuti.

Una scuola di scrittura secondo me dovrebbe lavorare molto anche su questo, e infatti da noi un aspetto prioritario è prepararti non solo a scrivere dialoghi migliori, scene migliori, personaggi migliori, ma anche ad affrontare al meglio tutto ciò che riguarda il mestiere di scrivere.

Scrivere può essere un atto solitario, quasi intimo, eppure, a un certo punto, entra in gioco il confronto. Quanto conta davvero avere accanto insegnanti e altri scrittori e scrittrici? E cosa cambia rispetto a restare da soli o da sole davanti alla pagina?

Far parte di una community secondo me aiuta molto a stemperare la solitudine. Bisogna però imparare a gestire bene il confronto, ad assorbire bene i feedback. Innanzitutto non esponendo il proprio lavoro finché non è pronto. Inseguire dieci pareri diversi sulle prime dieci pagine del tuo romanzo ti porterà solo confusione. Come dice Stephen King, è consigliabile scrivere con la porta chiusa finché la storia non si è irrobustita. Poi quando si ha una prima stesura si può chiedere consiglio a professionisti e professioniste, o anche ad affidabili beta reader.

Chi sogna di fare della scrittura una professione si scontra presto con la fatica, i dubbi, i rifiuti. È lì che molti e molte si fermano. Cosa aiuta davvero ad andare avanti quando mollare sembra la scelta più facile?

In due modi: innanzitutto ricordando che alcune delle storie più di successo della nostra epoca sono state rifiutate più volte. Penso a “Harry Potter”, a “Breaking Bad”, a “Mad Men”, ai 13 anni che ci sono voluti per produrre “Dallas Buyers Club”, ai 61 no (su 62) ricevuti da Glenn Cooper col suo primo libro, “La biblioteca dei morti”, che poi ha venduto milioni di copie in tutto il mondo. Per seconda cosa, ricordando che un rifiuto alla tua proposta editoriale, al tuo romanzo, al tuo film, non è un rifiuto alla tua persona o alla tua capacità di scrivere quella o altre storie.

È il singolo rifiuto di una singola persona che lavora per una singola casa editrice o casa di produzione, a una tua singola idea. E non è nemmeno detto che abbia ragione, cosa dimostrata dai clamorosi errori di valutazione elencati qui sopra. Ma anche se avessero ragione: è UN tuo libro, nella forma specifica in cui esiste oggi, non la quinta stesura che sarà molto migliore e non tutti i libri che potrai scrivere nella tua vita. Quindi non abbatterti, continua a lavorare e studiare con fiducia e vai avanti.

A volte tutto parte da un’idea: un’immagine, una frase, un personaggio. Ma poi arriva il blocco. Se qualcuno non sa da dove cominciare, qual è il primo passo concreto che può fare?

Il blocco dello scrittore in realtà non esiste. Esiste la paura di non essere all’altezza delle proprie e delle altrui aspettative, che può paralizzare anche per anni, ed esiste magari una conoscenza troppo vaga delle strutture narrative e delle regole del gioco. Il secondo problema si risolve studiando, e quindi ampliando la propria cassetta degli attrezzi, con cui superare i momenti di difficoltà. Il primo si risolve cambiando atteggiamento: a me aiuta molto pensare che se sto scrivendo un libro mi ci vorranno 600, forse 1000 ore di lavoro per completarlo (in realtà forse con un libro anche molte di più, mentre una sceneggiatura di solito mi prende quel tempo lì).

Allora mi obbligo a non giudicare quello che sto scrivendo fino almeno a due terzi del percorso. Se scrivo delle scene che fanno schifo, non me ne curo: so per esperienza che sto esplorando qualcosa, che i personaggi non sono ancora definiti, che il mondo narrativo non è ancora chiarissimo neanche a me. E mi lascio la libertà di fare schifo, ancora e ancora per tutta la prima parte del lavoro.

Avendo affrontato il percorso ormai almeno 30 volte tra libri, film e documentari, so che la parte migliore di quel che rimarrà scritto verrà fuori nelle ultime settimane, perché lì avrò chiaro tutto, la lingua dei personaggi, il loro modo di abitare lo spazio, il loro linguaggio non verbale, i conflitti, i difetti caratteriali, eccetera, e quindi la scrittura diventerà molto più fluida e accurata. È un po’ come costruire una casa: prima devi gettare le fondamenta, poi inizi coi muri, e se vai a vederla a metà del percorso ancora non assomiglia nemmeno a una casa, quindi non puoi paragonarla al salotto degli amici da cui vai a cena quella sera. Sarà solo negli ultimi giorni che la vedrai tutta rifinita, coi muri asciutti intonacati di fresco, la doccia nuovissima, il divano collocato davanti al camino, eccetera. E questo arriva davvero solo nell’ultima settimana di mesi e mesi di lavoro. Se riesci a guardare alla tua storia in questo modo, togli moltissima ansia da prestazione e ti metti nelle condizioni migliori per far meglio.

Chi sta leggendo questa intervista, forse, ha già il desiderio di scrivere un libro. Ma è anche pieno o piena di dubbi. Perché scegliere un percorso come quello della tua scuola, invece di continuare da autodidatta?

Per avere un confronto, direi, e anche per arricchire la cassetta degli attrezzi, come dicevo prima. Perché trovereste una community molto accogliente. E poi perché siamo simpatici (ed empatici, che non guasta)!
Se volete mi trovate a

scrivereunagrandestoria@gmail.com, o su Instagram come @scrivereunagrandestoria

I corsi invece, incluse tutte le lezioni gratuite fruibili al momento, li trovate su comesiscriveunagrandestoria.it
Se avete bisogno di noi vi aspettiamo!

Questa chiacchierata con Francesco Trento fa riflettere su una verità semplice: scrivere un libro non è solo questione di ispirazione, ma anche di tecnica, dubbi, pratica e crescita costante. 
Se stai cercando consigli seri su scrittura creativa, storytelling e metodo narrativo, scoprire i docenti e i corsi di Come si scrive una grande storia può essere un ottimo punto di partenza per fare un viaggio nel mondo della narrativa e dell’editoria anche per chi ha difficoltà a pagare.

Cose che devi sapere

Chi è Francesco Trento?

Francesco Trento è uno scrittore, sceneggiatore e insegnante di scrittura. Ha lavorato tra narrativa, cinema e documentari, distinguendosi per uno stile diretto e molto attento alla costruzione delle storie. 
Tra i suoi lavori più noti ci sono 20 sigarette, film tratto dal libro scritto con Aureliano Amadei e premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, e Crazy for Football, progetto diventato anche documentario vincitore del David di Donatello.

Ha pubblicato anche saggi e manuali dedicati alla narrazione, come No spoiler e L’arte di scrivere male, ed è il fondatore della scuola online Come si scrive una grande storia. È una figura molto conosciuta in Italia da chi ama scrivere, sceneggiare o capire come funzionano le storie.

Cosa insegna Francesco Trento con Come si scrive una grande storia

Chi segue il lavoro di Francesco Trento trova spesso un messaggio chiaro: scrivere non significa aspettare l’ispirazione perfetta, ma imparare a lavorare sulle storie con metodo. È proprio questa la filosofia della scuola: fornire strumenti pratici a chi vuole migliorare nella scrittura narrativa.

Molti aspiranti autori e autrici si bloccano per questi motivi:
•    mancanza di struttura
•    paura di sbagliare
•    isolamento
•    aspettative irrealistiche
•    confusione tra troppi consigli diversi

Per questo Come si scrive una grande storia è diventato un riferimento per chi cerca un approccio concreto.

Perché Francesco Trento può essere utile agli scrittori e alle scrittrici esordienti

Chi è all’inizio spesso pensa che il problema sia il talento. In realtà, nella maggior parte dei casi, servono:

•    chiarezza narrativa
•    costanza
•    revisione
•    confronto
•    metodo di lavoro

Ed è proprio su questi aspetti che il lavoro di Francesco Trento, anche attraverso Come si scrive una grande storia, ha aiutato molti aspiranti scrittori e scrittrici.

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Io detesto l’idea che una persona motivata a studiare debba rinunciare per motivi di censo.

Francesco Trento

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