Il mio libro è come un figlio che mi somiglia

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Quando a giugno scorso mi sono arrivate le prime copie di Ogni cosa torna ho provato un’emozione difficile da spiegare, molto bella, ma non semplice da raccontare. E’ stato un po’ come quando si vede per la prima volta il proprio figlio. Spero che non storcano il naso le madri.

Sai che dentro di te sta nascendo e si sta formando il tuo bambino, così come accade con le storie e i personaggi che crei, ma non sai quale sarà il suo aspetto quando lo partorirai, proprio come succede quando il manoscritto viene stampato e, finalmente, puoi tenerlo in mano.

Per un figlio ti emozioni

Ed è accaduto anche a me, naturalmente. Toccare la copertina, le pagine, sfogliare il libro mi ha quasi intenerito, come quando si vede la propria creatura per la prima volta. Ero commossa, incredula e intimorita. Commozione di vedere il lavoro di più di un anno e mezzo nero su bianco, incredulità perché mi chiedevo “Ma l’ho scritto davvero io?” e timore che chi l’avesse letto, magari, non l’avrebbe amato quanto l’ho amato io. Insomma, un mix di sensazioni complicate da esprimere, ma meravigliose. Emozioni simili a quelle che può provare un genitore quando vede il proprio figlio per la prima volta.

Un tuffo al cuore, poi, l’ho avuto appena ho visto la copertina di Ogni cosa torna. Quando mi era stata proposta dalla mia casa editrice, circa un paio di mesi prima della pubblicazione, l’ho amata subito. Tra le tre che mi erano state inviate da bookabook è stata quella che mi ha colpito subito e, così, dopo pochi minuti ho deciso che avrei l’avrei scelta. Un’illustrazione d’impatto che rappresenta la crisi che vive la protagonista, il suo essere quasi “divisa in due”, come altri personaggi del romanzo che presentano un lato oscuro. Credo che tutti ne abbiamo uno, tutti possediamo un piccolo spazio segreto, nascosto, così intimo che non vogliamo o riusciamo a mostrare agli altri⁠.

Anche questa copertina mi somiglia

Infine, come accade spesso con un figlio che somiglia alla madre, anche la donna raffigurata sulla copertina mi somiglia, almeno questo è quello che mi hanno detto molte persone che l’hanno vista. Addirittura un’amica (ma non solo lei, in verità), dopo aver acquistato il romanzo, mi ha detto: “Pensavo che quella in copertina fossi tu, perché secondo me la figura femminile un po’ ti somiglia”. Ad essere sincera, lo penso un po’ pure io, ma non sono io. Come tutti, pure io ho degli angoli oscuri, piccole parti di me che non amo far vedere agli altri. E credo sia giusto così.

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“Nella vita bisogna fare tre cose: fare un figlio, scrivere un libro, piantare un albero.

Proverbio Zen

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