Quando gli uomini scelgono il destino delle donne “scomode”: Il ballo delle pazze

Il ballo delle pazze

Il libro di esordio di Victoria Mas, classe 1987, è uscito a febbraio scorso e quando ho letto il titolo e la trama sono rimasta subito colpita. Mi sono ripromessa di comprarlo e leggerlo, l’ho acquistato quasi subito, ma ho potuto leggerlo solo ora. Il ballo delle pazze è un pugno nello stomaco e da questo romanzo gli uomini ne escono proprio male. Tutti, senza distinzione alcuna: padri, mariti, fratelli, medici e infermieri.

Il ballo delle pazze di Victoria Mas prende spunto dalla realtà

C’è stato un tempo non troppo lontano, purtroppo, in cui le donne scomode, quelle giudicate anticonformiste o che non riuscivano ad adeguarsi al ruolo scelto per loro da una società maschilista, venivamo rinchiuse nei manicomi. In Italia è accaduto fino al 1978, quando grazie alla Legge Basaglia si decise di chiudere questi luoghi che, anziché curare, isolavano ancora di più i pazienti. Gli scritti di Alda Merini hanno raccontato perfettamente e crudelmente l’orrore dell’internamento. Victoria Mas, prestata dal mondo del cinema a quello della letteratura, ne Il ballo delle pazze racconta fatti realmente accaduti nel 1885 nell’Ospedale di Salpêtrière a Parigi. Tra questi episodi c’è, appunto, il ballo delle pazze: un ballo mascherato che vi si tiene tutti gli anni e al quale partecipa la Parigi bene che accorre per osservare da vicino le pazze, che incuriosiscono, seducono e spaventano.

Le protagoniste sono personaggi inventati dalla scrittrice, ma ciò che accade loro in quello che di fatto è un manicomio femminile è una triste realtà. C’è Louise, internata poco più che bambina perché colpevole di essere stata violentata dallo zio. Arriva, poi, Eugénie, rinchiusa perché troppo strana, lei vede i morti e la buona famiglia cui appartiene non può accettarlo. La ragazza sconvolge la vita di Geneviève, la capoinfermiera senza incertezze e sempre fedele alla Salpêtrière, finché Eugénie non le mostra una realtà diversa che la rende libera, nonostante i dubbi che l’assalgono

non bisogna avere convinzioni, bisogna poter dubitare di tutto, delle cose e di se stessi. Dubitare. Mi sembra chiarissimo da quando sono dall’altra parte, da quando dormo in quei letti che prima mi facevano orrore.

Alla Salpêtrière e fuori, però, ci sono anche gli uomini che, ne Il ballo delle pazze, danno veramente il peggio di se stessi. C’è l’illustre Dottor Charcot, i cui studi di neuropsichiatria ispirarono Freud, che fa i suoi esperimenti sulle internate. Perché, se è vero che le pazienti del manicomio non sono più in catene come accadeva nel Seicento, è altresì vero che vengono utilizzate come cavie e curate con metodi alquanto discutibili. Chi entra nel manicomio parigino non ne esce più e questo accade per volere degli uomini. Ci sono il notaio Cléry, padre di Eugénie, che non ci pensa due volte a far internare la figlia perché non è come le altre signorine della buona società, e l’altro suo figlio, Théophile, che con coraggio salva la sorella. C’è il padre di Geneviéve:

Lo sapevo che a forza di lavorare con le pazze saresti diventata pazza pure tu.

Ne Il ballo delle pazze nessun uomo riesce ad accettare una donna che alza la testa, piuttosto preferisce etichettarla come pazza. Il romanzo d’esordio di Victoria Mas è duro e coraggioso. Parla di donne, come altri libri brevi che ti ho consigliato tempo fa. Donne che non si arrendono e che cercano di affrancarsi da un destino scelto dagli uomini che dovrebbero amarle per ciò che sono. Un romanzo da leggere per capire anche quanto hanno sofferto le donne in passato.

copertina il ballo delle pazze

Quando diciamo la verità non sappiamo mai davvero se abbiamo fatto bene a dirla. Sebbene sul momento sia un sollievo, l’onestà si trasforma presto in rimpianto.

Il ballo delle pazze

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